Per frammenti di piano si costruisce la città

WS 09 laboratorio Torricelli
Lezione di Angelo Torricelli e Francesco Collotti – 8 luglio 2009

Il progetto di architettura non è l’elenco di quella sequenza lineare di eventi che fa la storia urbana, ma si appropria deliberatamente e anche tendenziosamente dell’esperienza nel tempo della città.
Essa è costituita dalle opere e dai progetti, realizzati e non.
Ogni opera e ogni progetto esprimono un’idea più generale di città, non un’immagine fermata una volta per tutte nè totalizzante, ma un palinsesto che incita a nuove scritture.
Solo col progetto gli architetti conoscono?
Il progetto di architettura quindi costruisce, in quanto forma di conoscenza della realtà, sempre nuove concatenazioni capaci di volta in volta di rivelare anche quelle potenzialità che la città non ha compiutamente esperito.
A metà del loro lavoro nel workshop gli allievi hanno avuto un primo corpo a corpo con la città di Milano, indagando con gli schizzi e – soprattutto – coi modelli un nuovo destino per lo scalo ferroviario tra porta Garibaldi e via Farini.
Altri progetti che Milano ha saputo costruire nel tempo, oppure che ne hanno segnato le più felici stagioni, sono il pretesto per cercar di cogliere il passo e la dimensione della città, la sua giusta misura e quella che – in altri tempi più certi – si sarebbe definita dimensione conforme.
La persistenza di Mediolanum, che non appare evidente nelle rovine come invece nelle città archeologiche per eccellenza, si affida qui ad una sorta di testo nascosto che riaffiora di volta in volta negli episodi urbani capaci di contribuire in modo positivo alla memoria della città.
A differenza della controriforma romana che trova le ragioni della propaganda fide nel barocco, è una lunga stagione classicista che più pragmaticamente segna il prender corpo della città di Carlo e Federico Borromeo.
Lo stesso Neoclassico non è stato tanto per Milano uno stile, quanto un modo di ripensare alla forma urbana ritrovando il suo progetto interrotto, destinato a sostenere le ragioni ancora una volta della città sulla via delle genti.
E’, per Giuseppe De Finetti, costruzione della città per risarcimento, a ritrovare le antiche ragioni cui talvolta ha deliberatamente voltato le spalle.
Quasi simulando un’azione drammatica, la lezione ha portato in scena personaggi/frammenti di architettura della città che, se non ci consentono di ricostruire una forse impossibile unità della forma urbis, ci aiutano tuttavia a leggere il senso e le profondi ragioni di alcune sue parti compiute.
E se Milano non è la città delle occasioni perse, è pur vero che il non finito sembra costituirne un carattere dominante. Non sarà forse del tutto accidentale quella magistralmente incompiuta Pietà di Michelangelo cui, come in una attesa apparizione, si arriva al termine del prezioso allestimento di E.N.Rogers al Castello Sforzesco?
Lo specchio è rotto, ma tocca ancora ai frammenti un destino da materiale da costruzione.
Una lunga vicenda dalla città antica fino al Novecento, passando per Filarete, Leonardo, Pellegrino Pellegrini, Antolini con Cagnola e Amati fino alla grande platea del cimitero Monumentale del Maciacchini: sopravvive quel piano interrotto nei suoi migliori esempi in un’esperienza fatta sovente di grandi vuoti contrapposti a grandi pieni? La stessa casa alta di Bottoni in corso Sempione è l’unica parte realizzata della Milano Verde del ’38 del gruppo dei Razionalisti. Nel dopoguerra ancora Bottoni in corso Buenos Ayres, episodio isolato capace di far città ripetendo un principio di insediamento in cui il basamento segue il profilo degli isolati ottocenteschi e la lama alta allude a una città che sa di poter avere un altro passo, certamente più avanti rispetto alla città storica.
Episodi tutti in grado di prendere atto della necessaria individualità dei fatti urbani in chiara opposizione ai luoghi comuni e agli stereotipi della città monocentrica che hanno di fatto mancato l’appuntamento con la costruzione di una metropoli moderna e tuttavia nel solco tracciato non in contrasto con la sua esperienza nel tempo.
Tutto questo è a oggi sui tavoli del workshop in Santa Marta, in attesa che i progetti degli studenti – nella fase di approfondimento e sintesi – si approprino dei temi e dei luoghi per cui sono destinati.
Del resto il progetto di architettura non può che essere una serie continua di scelte che obbligano sempre a prender posizione.

Angelo Torricelli, Francesco Collotti

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~ di fAR workshop su luglio 9, 2009.

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