TERRAE-MOTUS

ARCHITETTURE PORTATILI PER AMBIENTI TRASFORMABILI

Presentiamo il video riassuntivo del workshop condotto da Carmen Andriani

Tutors: Cecilia Anselmi, Barbara Falcone, Marco Pietrolucci, Francesca Pignatelli, Chiara Rizzi, Sandro Zivelli.
Collaboratori: Teresa Racanelli, Diego Ancillai.
Relatori invitati: Sara Sigismondo, Marco Morante, Maura Scarcella (Collettivo 99), Paola Misino.
Con la partecipazione di: Stefano Taglietti, Monica Maggi.

Studenti: Chiara Campigotto, Valentina Carta, Pierre Luis Cocco, Alessandra Colpo, Martina Bassanello, Tomas Berto, Dante Bisutti, Elena Bordignon, Pietro Boscolo, Alice Brunetta, Marco Cecchinato, Nicola Cingano, Chiara D’Agostin, Selena Daldosso, Giada De Mori, Davide Favaron, Alberto Gatti, Andrea Guardigli, Federica Leonardi, Alberto Manzardo, Gessica Marchesi, Ludovico Marusso, Matteo Milani, Mirko Moretti, Lavinia Muraro, Marco Nicoletti, Giovanni Niero, Carlotta Parenti, Renzo Ronceros, Giulia Rossetti, Michele Rossi, Andrea Santarossa, Katty Savietto, Davide Scomparin, Alessia Simionato, Jessica Spagnolo, Michele Trentin, Davide Trevisan, Giulia Turcati, Alessandro Viero.

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6 aprile 2009: è una linea di demarcazione netta e drammatica nel tempo e nello spazio. La catastrofe, come evento di distruzione e di destabilizzazione di un territorio, si irradia per sussulti concentrici attorno al suo epicentro.
Il senso di permanenza che ciascun segno antropico esprime, viene definitivamente compromesso. L’effetto è tanto più traumatico quanto più forte è il senso di stabilità e di sicurezza che l’abitare questi luoghi ha significato.
La catastrofe è un incidente casuale, non prevedibile.
Porre rimedio in fretta ad una condizione di emergenza ma allo stesso tempo agire in modo lungimirante, trasformare l’evento disastroso in una opportunità di cambiamento, restituire le onde distruttive del sisma in un movimento di ritorno, positivo, che chiami a raccolta in un quadro unico fortemente interrelato centri storici e paesaggi, tracciati, sistemi, economie, abitanti…: sono stati questi i ragionamenti tenuti sullo sfondo. Terrae motus , ovvero terre in
movimento.
L’Abruzzo è una terra arcaica, soprattutto nelle sacche dell’entroterra soggette ad un lento abbandono. Goriano Sicoli è uno di questi centri minori: ma ciascuno di essi è l’espressione certa di una lunga storia, sedimentata nel tempo, scarnificata in certi casi dall’arresto di una
prospettiva di sviluppo.
Uno straordinario contesto naturale fatto di più sistemi interrelati fra loro sono il quadro di riferimento e la struttura continua entro cui si comprendono meglio le singole biografie dei luoghi.
L’infrastruttura continua, slogan manifesto del nostro lavoro, ha significato rendere attiva una connessione possibile, attraversare più sistemi (ambientali, storici, insediativi, intermedi), facendoli funzionare meglio e rendendoli più sicuri; ha significato imparare a decifrare un territorio deformato dalla sua vulnerabilità variabile; lavorare sui bordi delle perimetrazioni più sicure, potenziare con strutture urbane minime il valore degli spazi aperti di connessione.
Abbiamo lavorato a sistemi insediativi flessibili e trasformabili, duttili ai diversi caratteri di questi contesti; abbiamo previsto una dotazione minima di elementi infrastrutturali fissi invulnerabili al sisma e la possibilità di accrescimento nel tempo delle singole unità insediative. Abbiamo pensato di costruire un sistema “poroso” che possa essere modificato anche attraverso forme di partecipazione diretta e di appropriazione. Assetti provvisori capaci di adattarsi ad una domanda variabile nel tempo.
Il programma di lavoro del laboratorio si inquadra nell’ambito degli obiettivi di ricerca applicata e sperimentale che la rete intersede RITSS ( Rete Interfacoltà Terremoti e Sviluppo Sostenibile) ha posto con urgenza e con la finalità di potenziare competenze e strategie progettuali in concomitanza di eventi sismici, quale il recente terremoto che ha colpito l’Abruzzo.
Il workshop veneziano è stata un’occasione di sperimentare tecniche e tipologie insediative necessarie a far fronte ad eventi di questo tipo, ma anche a sviluppare conoscenza e sperimentazione per altre situazioni di emergenza purtroppo sempre sempre più diffuse (rischi sismici ed idrogeologici, situazioni di conflitto, centri di prima accoglienza di flussi migratori, ecc…) in contesto mediterraneo.

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~ di fAR workshop su febbraio 6, 2010.

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