ALBIERO / BIASI

Roberta Albiero
Professore associato in Composizione architettonica e urbana presso l’Università Iuav di Venezia. Si laurea a Venezia allo Iuav nel 1992 con Arrigo Rudi e Eduardo Souto Moura e dopo alcune esperienze formative e professionali in Portogallo, si stabilisce a Venezia dove partecipa, con lo studio Altr_a, di cui fa parte dal 1997 al 2003, a numerosi progetti e concorsi. Dal 1994 al 2000 collabora all’attività didattica e di ricerca di Franco Purini e, successivamente, tiene corsi di Teoria e tecnica della progettazione architettonica, Progettazione architettonica, Laboratori di laurea e workshop intensivi estivi all’Università Iuav di Venezia e di Progettazione architettonica al Politecnico di Milano. Nel 2000 consegue, presso il politecnico di Milano, il titolo di Dottore di ricerca in Progettazione architettonica e di ricercatore in Composizione architettonica e urbana allo Iuav nel 2002. È autrice di studi su Adalberto Libera e di un volume sull’opera dell’architetto portoghese João Luìs Carrilho da Graça. Tra i progetti recenti si ricordano: il concorso ad inviti “ – D40 Idee per uno spazio informativo”, promosso dalla DARC e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, esposto alla Biennale Arte di Venezia (2001); la consultazione a inviti “I musei dell’iperconsumo, progetto A-Museo Corviale, esposto all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma (2003); il concorso per il Recupero dell’area ex Cinema Teatro di Chiari, con Caputo Partnerships, che ha ottenuto il primo premio (2004); il concorso MOdAM (Museo e scuola della Moda) a Milano, con P. Eisenman e G. Degli Esposti, classificatosi quarto (2006); i concorsi internazionali per la riqualificazione del lungomare di Mondello (2007) e per la riqualificazione urbana paesaggistica e architettonica di Pizzo Sella (2008), entrambi classificatisi al secondo posto. Tra le realizzazioni si ricorda la riqualificazione architettonica dell’Hotel Orient & Pacific a Jesolo (2003-2005), esposto alla Triennale di Milano. Attualmente tiene il Laboratorio di progettazione architettonica 1 e fa parte del laboratorio integrato della laurea specialistica in sostenibilità.

Giuseppe Biasi Zappi Recordati (Vittorio Veneto, 1973).
Si laurea in Architettura nel 2002 a Venezia con Franco Purini con la tesi “4+1 porte nel Veneto” in cui affronta il tema della foresta nel territorio veneto. È dottore di Ricerca in Urbanistica all’Università Iuav di Venezia con una tesi coordinata da Bernardo Secchi e correlata da Guido Zuliani dal titolo Il vuoto in primo piano – Il progetto della discontinuità come relazione tra parte e tutto, in cui studia il progetto della discontinuità come strumento operativo per la città e il suo mettersi in atto, nella storia della città del Novecento, attraverso il vuoto.

Come Professore a contratto ha insegnato Caratteri tipologici e distributivi degli edifici presso le facoltà di architettura dell’Università Iuav di Venezia e del Politecnico di Milano.
Dal 2003 collabora con Roberta Albiero ai corsi di Progettazione architettonica. Con quest’ultima ha partecipato, ricevendo premi e menzioni, a diversi concorsi tra cui, recentemente, si ricorda il concorso per la riqualificazione di Pizzo Sella a Palermo, e per il nuovo polo scolastico di Vignola.
Suoi progetti sono stati esposti a mostre nazionali e internazionali: nel 2002 con tomA2 ha esposto alla Biennale di Architettura di Venezia presso lo Spazio D40_2 , DARC, del Ministero dei Beni Culturali.
Da circa due anni ha approfondito l’attività professionale in Italia e all’estero aprendo lo studio associato BiasiBonominiVairo Architetti a Padova, dove vive e lavora.
Attento al ruolo urbano dell’architettura e del suo costituirsi per parti, ha di recente pubblicato per Gangemi il saggio Cellule sul suolo: la casa a patio come matrice urbana’ in Aa.Vv, Abitare il recinto.

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BUILDING FOREST
Roberta Albiero, Giuseppe Biasi.
Tutor: Andrea Zanon

«La maggior parte delle regioni abitate dall’uomo, in Occidente, sono state ricoperte, in qualche epoca del passato, da foreste più o meno fitte. Comunque si voglia interpretare questo fatto, la civiltà occidentale ha letteralmente ricavato il suo spazio nel cuore della foresta. Il margine ombroso di una foresta ha definito i limiti delle sue colture, il perimetro delle sue città, i confini dei suoi domini istituzionali; ma anche la vivacità del suo immaginario. Le istituzioni che governano l’ occidente – la religione, il diritto, la famiglia, la città – sono nate in opposizione alle foreste, che sotto questo aspetto sono state, fin dall’inizio, le prime e ultime vittime dell’espansione delle città. Come un tempo le foreste erano ovunque in senso geografico, così esse sono ovunque in quel ricordo fossile che e’ la memoria culturale»

Robert P. Harrison

A fronte di un progressivo indebolimento del sistema produttivo locale, e del conseguente svuotamento degli spazi legati alla produzione, risulta necessario interrogarsi sugli ipotetici scenari territoriali derivanti dalle politiche finanziare internazionali attualmente in atto.
E’ obiettivo del workshop intervenire in aree artigianali-produttive caratterizzate, già oggi, da parziali fenomeni di dismissione, conservandone il ruolo alla scala territoriale attraverso un’operazione che trova nell’utilizzo di interi brani di foresta una possibile trasformazione.
Building forest rappresenta un’azione e un fatto compiuto al tempo stesso: è foresta in costruzione e edificio foresta, principio urbano e frammento d’architettura.
La foresta irrompe nella scena urbana come interruzione spaziale e temporale: essa è principio e fine al tempo stesso. Essa è lontano e ancestrale principio dello spazio architettonico, e accelerazione precoce della fine della città stessa.
Rovina sotto controllo, cannibalizzazione forzata di intere parti di città, la massa vegetale prelude a una sorta di rinaturalizzazione artificiale, che è contemporaneamente attitudine ambientale e vero e proprio edificio alla scala del territorio.
I brani di foresta rappresentano infatti non solo densi parchi, ma raccolgono, creando spazio, luoghi per la produzione quali i BIC, incubatori d’impresa, foresterie e quant’altro necessario ad un tipo di produzione in grado di relazionare la scala locale a quella territoriale.
Ready-made del Veneto primordiale, la foresta rinuncia ad una definizione architettonica di tipo paesaggista, concentrandosi su una estetica concettuale legata alle esperienze più estreme della Land art.
Operazione formale e edificio al tempo stesso, la foresta si pone nel territorio come spazio per la produzione ad una scala locale e come vero e proprio oggetto di architettura ad una scala più vasta.

La prima parte del Workshop sarà legata all’indagine e alla comprensione dello spazio del bosco. Attraverso l’esperienza diretta e l’analisi di testi e filmati, la spazialità verrà affrontata e analizzata secondo differenti modalità.
La seconda parte mirerà invece, attraverso il lavoro in gruppo, alla costruzioni di ipotetici scenari nelle aree produttive artigianali e industriali dell’area veneta.

Bibliografia di riferimento:

  • Ballard, J.C. Il Mondo sommerso, Baldini e Castoldi, Milano 1998
  • Ballard, J.C. La foresta di cristallo, Baldini e Castoldi, Milano 1999
  • Conrad, J. Cuore di tenebra, Feltrinelli, Milano 1954
  • Grimm, J. e W. Fiabe, Einaudi, Torino1992
  • Harrison, R.P.. Foreste – l’ombra della civilta’, Garzanti, Milano 1992
  • Heidegger, M. Che cosa e’ metafisica, Adelphi, Milano 2001
  • Ruskin, J. La natura del gotico, Jaca Book, Milano 1981
  • Schama, S. Paesaggio e memoria, Mondadori, Milano 1998
  • Vitruvio, De Architettura, Einaudi, Torino 1997
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