FRIEDMAN / GIANI

Yona Friedman (Budapest, 1923) è un architetto, designer e urbanista francese.
Yona Friedman ha attraversato la II Guerra Mondiale, sfuggendo ai rastrellamenti nazisti, ed è vissuto per circa un decennio in Israele nella città di Haifa, prima di trasferirsi stabilmente a Parigi nel 1957. Nel 1956, al X Congresso Internazionale di Architettura Moderna di Dubrovnick, il suo “Manifeste de l’architecture mobile” contribuì a mettere in discussione definitivamente le ardimentose volontà pianificatorie della progettazione architettonica e urbanistica. Proprio durante quel congresso, e grazie soprattutto ai giovani del Team 10, si cominciò a parlare di “architettura mobile” nel senso di “mobilità dell’abitare”. Con l’esempio della Ville spatiale, Friedman ha esposto – per la prima volta – i principi di un’architettura capace di comprendere le continue trasformazioni che caratterizzano la “mobilità sociale”, e basata su “infrastrutture” che prevedono abitazioni e norme urbanistiche passibili di essere create e ricreate, a secondo dell’esigenza degli abitanti e dei residenti. La sua attenzione per l’autoregolazione degli abitanti nasce dalla sua esperienza diretta di profugo e senzatetto, dapprima nelle città europee disastrate dalla guerra, e poi in Israele, dove nei primi anni di vita dello Stato sbarcavano ogni giorno migliaia di persone con conseguenti problemi di alloggio.
Nel 1958 ha fondato il Groupe d’études de architecture mobile (GEAM), scioltosi nel 1962. Nel 1963 ha sviluppato l’idea di città ponte e ha partecipato attivamente al clima culturale e utopico dell’architettura degli anni ’60, nota come “Età della megastruttura”. Dalla metà degli anni ’60 ha insegnato presso numerose università americane. Nel decennio successivo ha lavorato intensamente per le Nazioni Unite e l’Unesco, attraverso la diffusione di alcuni manuali di auto-costruzione nei Paesi africani, sudamericani e in India. Nonostante la perenne etichetta di utopista, Friedman ha dichiarato: “Ho sempre cercato, negli studi architettonici, di elaborare progetti che fossero realizzabili”. Nel 1978 gli è stata commissionata la progettazione del Lycée Bergson ad Angers, in Francia, completato nel 1981. In questa occasione ha pubblicato un procedimento secondo il quale la distribuzione e la disposizione di tutti gli elementi architettonici erano pensate e decise dai futuri utenti. Perché anche i non professionisti dell’architettura potessero comprendere e applicare il suo metodo, ha scritto anche aiutandosi attraverso fumetti. L’interesse per il tema della partecipazione ha avvicinato Friedman ad architetti come Giancarlo De Carlo e Bernard Rudofsky.
Nel 1987 a Madras, in India, Friedman ha completato il Museum of Simple Technology, in cui vengono applicati i principi di auto-costruzione a partire da materiali locali come il bambù. È inoltre autore di libri che trattano di argomento tecnico (Per una architettura scientifica, Officina 1975), sociologico (L’architecture du survie, L’éclat 2003) ed epistemologico (L’univers erratique, Puf 1994). Il libro che però meglio rappresenta la tensione etica e civile di Friedman è forse Utopie realizzabili, pubblicato in Francia nel 1975 e pubblicato anche in italiano (Quodlibet 2003), nel quale è sviluppata un’idea di ristrutturazione della società in senso compiutamente democratico, volta a fuggire ogni elitarismo, attraverso la teoria del gruppo critico. Il libro è anche una feroce critica al mito della comunicazione globale. Vi si può leggere infatti: “L’analisi delle utopie sociali presentate in questo libro comporta, in maniera implicita, l’atto d’accusa e la critica di quei due ‘cattivi’ dei nostri tempi che sono: ‘lo Stato mafia’ e la ‘mafia dei media’ (stampa, televisione ecc.). L’esistenza di uno Stato mafia deriva dall’impossibilità di conservare la forma dello Stato democratico classico non appena le sue dimensioni oltrepassano certi limiti, e la ‘mafia dei media’ ne è una diretta conseguenza, a causa dell’impossibilità della comunicazione globale (mondiale). Internet può essere portato ad esempio del fatto che questa impossibilità non è il risultato di difficoltà tecniche, ma deriva invece dalla fondamentale inabilità umana alla comunicazione generalizzata (di tutti verso tutti). Il fallimento di queste due utopie generose, la democrazia e la ‘comunicazione globale’ tra gli uomini, comporta logicamente il formarsi di mafie che agiscono in nostro nome, contro i nostri interessi. Oltre che un atto d’accusa questo libro vuole contemporaneamente essere un atto di incoraggiamento: l’individuo va incoraggiato a non dare il proprio aiuto, né il proprio tacito consenso a queste due mafie. Non è un invito alla rivoluzione, bensì un invito alla resistenza.”
Tra le più recenti pubblicazioni si ricordano:
Yona Friedman, Utopie realizzabili, Macerata, Quodlibet 2003
Yona Friedman, Pro Domo, Barcelona, Actar 2006
Yona Friedman, Hans Ulrich Obrist, (The Conversation Series), Köln, König 2007
Esther Giani
Nasce a Bologna nel 1973, studia a Roma e dopo un soggiorno di un anno a Londra, e seguenti sei mesi a Parigi, si iscrive alla Facoltà di Architettura IUAV nell’a.a. 1992-93. Del 1996 è il soggiorno a Berlino con la borsa di studio Erasmus; nel 1998 si laurea con una tesi in Composizione Architettonica sulla riqualificazione paesaggistica e funzionale delle aree FinTitan, ed ex Italiana Cockea Porto Marghera.
Il biennio 2000-2002 lo trascorre a Rotterdam frequentando con successo il Berlage Institute, discutendo una tesi sulla riqualificazione di un quartiere ad alto tasso di immigrati di Rottredam. Nel 2002 si è iscritta al XVII ciclo del Dottorato in Composizione Architettonica presso l’Università Iuav di Venezia, il 30 maggio 2005 ha discusso la tesi: Scuole Nazionali d’Arte de La Habana (1961-1965). Una utopia interrotta, il cui relatore è il prof. Luciano Semerani. Dal 2003 è assegnista di ricerca sulle aree dimesse di Venezia metropolitana e dal 2007 ha l’incarico, presso la facoltà di Architettura dell’Università Iuav di Venezia, del corso di Caratteri Tipologici e Distributivi degli Edifici. Dal 1998 collabora con il prof. G. Carnevale sia alle attività di didattica e di ricerca, sia alle sperimentazioni progettuali. Ha partecipato a numerose mostre e workshop, sia nazionali sia internazionali; è curatrice di mostre e autrice di articoli e libri. Ha coordinato i workshop estivi della Far del 2007, 2008 e 2009. Attualmente vive e lavora a Venezia.

VENEZIA: FARE UNA CITTA’ CREDIBILE
Yona Friedman, Esther Giani
Tutors: Manuel Orazi, Maria Pesavento
Collaboratori: Sara Caburlotto, Lorenzo Loiacono, Matteo Silverio

La vecchia città di Venezia sembra essere condannata. La sua riabilitazione costa più di quanto sia possibile finanziare. Dall’altra parte, la costante decadenza della città è una perdita di inestimabile valore.
Come salvare Venezia? Non solo i monumenti importanti, ma la vita della città; non semplicemente Venezia, ma i veneziani. Venezia è praticamente tutta costruita. La sua unicità, tesoro culturale mondiale, rende la sua crescita impossibile, eccetto in terraferma. Ma Mestre non è Venezia…

Venezia è diversa da tutte le altre città conosciute, Londra, Barcellona, Parigi, Instabul, Shanghai:
la scena è prima di te, è ai tuoi piedi, è davanti. Venezia è ovunque. Unica, storica, artistica.
Venezia è turistica. Venezia è pedonale. Molto turistica e molto pedonale tanto da rendere difficile immaginare una vita moderna a Venezia. A Venezia vi sono solo circuiti pedonali, l’unica viabilità meccanica è acquea. E poi non ci sono abbastanza case.
Venezia è una città isolata dalla terraferma, dal ponte e dall’acqua.
A Venezia la popolazione stagionale è spesso in contrasto con la popolazione locale.

Ci potrebbe, però, essere una soluzione per garantire la crescita della città: costruire sulla Laguna, ai margini, senza interferire con il paesaggio della serenissima.
La tecnica della Ville Spatiale (1958), una struttura tridimensionale sollevata da terra capace di contenere ed articolare un modo di abitare la città organizzata secondo il principio della flessibilità, basata su strutture che incorniciano lo spazio e supportate da larghi e possenti pilastri-torri, potrebbe essere la risposta sia tecnologica sia estetica.
Questa proposta per Venezia, Friedman l’aveva già formulata nel 1969.
Una Ville Spatiale sopra la Laguna, una città-ponte sul ponte che collega Venezia alla terra ferma (ponte della Libertà) potrebbe costituire una espansione della Città. Un ponte attrezzato quale strada commerciale, una “merceria” che abbia anche uffici, istituzioni: una sorta di Champs Elisée sopra la Laguna, corrisponderebbe, in forma nuova, allo spirito della città storica.
Questa proposta lascerebbe intatta la superficie dell’acqua sotto la nuova estensione, continuando così la viabilità acquea a servire l’intera città, entrambe la nuova e la vecchia.

Ma Venezia è storia, è arte, in altre parole una città difficile su cui intervenire.
L’acqua sembra essere la vera superficie disponibile per una modernità: quartieri residenziali sopra l’acqua, come tante marine…ma la laguna è una natura difficile.

Questi scenari, che possono apparire come delle provocazioni o una forma di architettura utopistica, si basano, però, sulla proposta di interventi architettonici possibili a partire da esigenze informalmente manifestate dai veneziani e non da quelle di una pianificazione generale tesa a identificare le città per funzioni. Le architetture possibili, di forma molto semplice, devono essere pensate in luoghi improbabili per le logiche urbanistiche correnti, in forma di grandi coperture aeree sul ponte della città (ponte della libertà), in forma di un grande circuito pedonale al di sopra degli edifici preesistenti (tra le altane) o poste ai margini della laguna, galleggianti sull’acqua. Architettura Mobile, Architettura Spaziale e Architettura della Sopravvivenza sono alcune delle definizioni inventate da Friedman per la propria architettura.

Il WS lavorerà sulla realizzazione di una utopia, non nel senso letterale del termine, vale a dire un luogo che non esiste, ma nel senso che ha storicamente acquisito, cioè un luogo ove sia possibile colmare pienamente la distanza tra progetto di una realtà desiderata e la sua costruzione, tra desiderio e soddisfazione. Lavorerà su una Utopia realizzabile: fare una Città credibile.

Il WS lavorerà a 4 scenari:
1. La Città Spaziale, completamente pedonale, con residenze, negozi e caffè sulla laguna. E verde.
Il luogo è il Ponte della Libertà che oggi è sede solo della mobilità veloce, del traffico veicolare e su rotaia, inaccessibile – o comunque non piacevole – alla dimensione umana. Un corridoio.
La Città Spaziale potrebbe divenire il nuovo collegamento organico tra Venezia e la terra ferma, offrendo terrazze panoramiche su un paesaggio multiplo, unico: Venezia, le barene, la laguna…e il ponte sottostante, disegnando inedite geometrie leggere senza modificare l’identità del luogo.

2. Architettura Mobile, pedonale, di passaggio, di sosta, alternativa. E leggera. E sopraelevata.
Il luogo sono i tetti dei palazzi veneziani: una rete di passerelle che uniscano le altane di Venezia, luoghi privilegiati ed esclusivi, gangli sopra i tetti raggiungibili da elevatori pubblici posizionati in luoghi strategici della Città. Le altane diventeranno terrazze attrezzate dove incontrare i veneziani ma anche viabilità preferenziale degli stessi. Più veloce, più piacevole.

3. Architetture della sopravvivenza. Servono più case a Venezia. Pensiamo allora a dei quartieri in Laguna, galleggianti, temporanei come delle marine. Un Borgo Laguna con un cuore centrale, una piattaforma ben ancorata al suolo con gangli flottanti di house boat. La piazza centrale ospiterà caffè, negozi, servizi necessari al borgo e le fermate del vaporetto che garantiranno la continuità con la città storica.

4. Nuovo spazio pubblico: un’arena galleggiante per lo sport ma anche per spettacoli temporanei ed eventi.

Gli studenti si divideranno in 4 gruppi, ognuno dei quali lavorerà ad uno scenario. All’interno di ciascun gruppo saranno formulate più proposte fino ad arrivare, autonomamente, ad una soluzione ritenuta ottimale, plausibile, utopicamente realizzabile.
Ciascun gruppo studierà lo scenario come un modello urbano concettuale di luoghi pubblici generici con le caratteristiche proprie di ciascun tema.
Questa prima fase sarà fissata attraverso un plastico a grande scala, una installazione che rientrerà nel più ampio progetto della Biennale d’Arte “Fare Mundi” all’Arsenale e completata da digrammi e fotomontaggi per visualizzare le proposte di Città Credibile con il contesto a cui appartengono. Venezia.
I plastici del Borgo Laguna e dell’Arena Galleggiante saranno installati sul canale prospiciente la sede di Santa Marta.

La seconda fase del WS vedrà gli studenti di ciascun scenario diviso in sottogruppi. Sarà il momento della descrizione architettonica degli scenari, individuandone segmenti significativi su cui esercitare soluzioni ipologiche e tecnologie semplici.
La forza della visione non dipende dal tipo o dalla complessità degli strumenti messi in gioco, ma dalla lecita risposta/riscoperta delle esigenze primarie dell’uomo.
L’enfasi posta sul processo creativo e sulle cose nel loro farsi non escluderà una ricca esperienza visiva se riusciremo a mettere i quattro scenari in contatto con la vita di ogni giorno e con i bisogni di tutti. Se riusciremo a fare una Città Credibile.

Bibliografia essenziale
AA.VV., Yona Friedman, Charta, Milano 2008;
Yona Friedman, Hans Ulrich Obrist, collana Le Conversazioni, Köln, König 2007;
Y. Friedman, Pro Domo, Actar, Barcellona 2006;
Y. Friedman, Utopie Realizzabili, Quodlibet, Macerata 2003;
S. Lebesque, H. Fentener van Vlissingen, Yona Friedman. Structures serving the unpredictable, Nai, Rotterdam 1999;
R. Giuffre, a cura di, Yona Friedman. Per una architettura scientifica, Officina ed., Roma 1975;
Y. Friedman, L’architecture mobile: vers une cite concue par ses habitants, Casterman, Tournai 1970.
AA.VV. Atlante di Venezia. La forma della città in scala 1:1.000 nel fotopiano e nella carta numerica, Marsilio, Venezia 1991;
S. Guerzoni, D. Tagliapietra, Atlante della laguna, Venezia tra terra e mare, 2006

atlanti e fotopiani on line:
http://circe.iuav.it/circe/laboratori/venezia.htm
http://www2.comune.venezia.it/urbanistica/fotopiano/Vencs.asp
http://194.243.104.164/oss/atlante/it/index_ns.html

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