SIVIERO / SBACCHI

Enzo Siviero
E’ nato a Vigodarzere (Padova) il 19 gennaio 1945; risiede a Padova, si laurea in Ingegneria Civile, Trasporti, a Padova nel 1969.
Come ingegnere opera nel campo delle strutture e delle infrastrutture, con particolari riferimenti ai temi dell’Architettura Strutturale. Dal 1972 affianca all’attività professionale, l’insegnamento presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (ora Università IUAV di Venezia). Dopo poco più di un decennio di attività scientifiche e didattiche di tipo tradizionale, sente la necessità di una maggiore aderenza dell’insegnamento delle strutture, alle esigenze estetiche e culturali della
progettazione architettonica: si pone così all’origine di una svolta didattica che ha il suo fulcro nella ricerca di un equilibrio tra struttura e forma, comportamento meccanico e caratteristiche estetiche.
Particolare attenzione è riservata al disegno concettuale dei ponti e alla loro integrazione nel paesaggio. Il suo insegnamento si ispira, in ultima istanza, al desiderio di rinnovare nelle nuove generazioni di architetti l’attenzione verso gli antichi principi vitruviani di firmitas, utilitas, venustas.
È professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni (dal 1994), titolare del corso di Teoria e Progetto dei Ponti (dal 1997), titolare del corso di Progetto di Strutture (dal 2000), direttore del Dipartimento di Costruzione dell’Architettura (dalla sua fondazione nell’anno 1994 fino al 2008), membro del Senato Accademico dal 1991 al 2008, è Vice Presidente Vicario del Consiglio Universitario Nazionale, e rappresentante per l’area 08 Ingegneria Civile ed Architettura (dal 2007), ha titolo di Consultant Professor conferito dall’Università Tongji di Shanghai (aprile 2008).
Nel campo della ricerca le linee seguite nell’ultimo periodo privilegiano nuovi ambiti relativi al rapporto architettura-strutture, ai materiali innovativi, alla lettura strutturale delle costruzioni, alla sperimentazione sui materiali e sulle strutture.
Tale attività ha dato luogo, negli anni, ad una serie di pubblicazioni di carattere scientifico, sia come curatore, sia come autore (oltre 350). Dal 2006, inoltre, cura la rubrica Ponti e Viadotti della rivista Le Strade ed è responsabile, dal 2008, della linea ponti e cantieri della rivista Il Nuovo Cantiere, è membro del comitato scientifico delle riviste L’Edilizia, Costruzioni Metalliche, Industrie della Prefabbricazione e Progettazione Sismica.
E’ autore inoltre di diverse pubblicazioni di carattere tecnico-scientifico sul cemento armato precompresso, la gestione della realizzazione di opere strutturali, e la loro durabilità nel tempo, la conservazione restauro e consolidamento dei manufatti stradali.
Michele Sbacchi
E’ professore associato di Composizione Architettonica e Urbana alla Facoltà di Architettura di Palermo.
Ha conseguito il Master in Architettura alla University of Cambridge con Joseph Rykwert.
Dal 1988 al 1991 ha lavorato come research assistant e teaching assistant con Rykwert, alla University of Pennsylvania a Filadelfia.
Nel 1994 è Dottore di ricerca all’Università di Napoli. Ha vinto 3 Borse di studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ed una Borsa postdottorato dell’Università di Palermo.
Nel 2000 come coordinatore del gruppo della Facoltà di Palermo ha vinto il secondo premio alla Biennale di Architettura di San Paolo del Brasile.
Ha ricevuto il 3° premio, ed una menzione speciale, al Concorso Internazionale di Progettazione Abitare da studenti, a Bologna.
Ha vinto, come membro del gruppo di progettazione, del Dipartimento Storia e Progetto, la gara per la Riqualificazione della Circonvallazione di Palermo. Nel 2002 è stato visiting scholar alla Alvar Aalto Academy di Helsinki, nel 2004 visiting critic al Royal College of Art di Londra. Dal 1984 svolge la professione di architetto nel suo studio professionale a Palermo. Suoi progetti e realizzazioni sono stati pubblicati o esposti in mostre. Nel 2006 il suo progetto è segnalato al Concorso per la Riqualificazione di Via Sparano a Bari.
È stato incaricato dal Comune di Palermo, come coordinatore per l’Università, della redazione dello Studio di inquadramento e della istruzione del concorso internazionale di idee per Mondello. Ha in corso, insieme al Diap del Politecnico di Milano, uno studio per l’area commerciale di Castelvetrano.
Nel 2004 e nel 2008 è stato docente dell’Architectural Design Studio 4, della School of Architecture di Auckland. Ha pubblicato James Stirling. Facoltà di Storia a Cambridge (Alinea, 2005), Traslazioni dalla teoria al progetto, (Ila Palma, 2005), Convergenze (Giada, 2005) e CCIB. Mateo (Alinea, 2008); ha curato con A. Contin Canicattì, campagne abitate e paesaggi d’arte (Alinea, Firenze 2007).

LA CASA-PONTE
Enzo Siviero e Michele Sbacchi
Tutors: Filippo Amara, Sabina Branciamore

Alcuni edifici nodali dell’epoca moderna mettono in scena emblematicamente le nozioni di “scavalcare” e di “congiungere,” intrinseche a quel particolare manufatto che è il ponte. Il Bauhaus di Gropius, la Kunsthal di Koolhaas, o il progetto per il Palazzo dei Congressi a Venezia di Kahn, per citarne alcuni, sono certamente edifici-ponte, anche se ciò non appare in maniera palese. Secondo una più evidente similarità con l’immagine e con il tipo del ponte, sono concepiti alcuni edifici di Valle, e gli edifici-viadotto di Gregotti.
Ma la nozione di ponte ha investito l’architettura anche ad una scala più ridotta, quella della casa unifamiliare, nelle sperimentazioni finora succedutesi di case-ponte.
A partire da Mies, su questo tema si sono cimentati: Amancio Williams con la celebre Casa sobre el Arroyo, e l’ingegnere Craig Ellwood, nelle numerose case in questo modo concepite in California. Così come, al ponte, marcandone la sua essenza di manufatto costruttivo, si sono rifatti varie volte: Artigas, Reidy e Mendes da Rocha. Tutto ciò avviene perché, come è stato notato, esiste certamente una “disponibilità della idea di ponte ad accogliere funzioni e significati aggiuntivi.”1
Questa disponibilità, di cui Palladio era ben consapevole, ha favorito tra l’altro la realizzazione di una cospicua tradizione di ponti abitati. Questi ultimi, in tutte le loro declinazioni, costituiscono delle importanti tipologie urbane, spesso vere e proprie “estensioni della città” o, meglio, pezzi di città sospesi.
Ci interessa però qui notare come il ponte abitato è sempre uno spazio pubblico, che articola spazi privati: case, ma più spesso logge o negozi.
La casa-ponte, alla quale prima accennavamo, e che costituisce il tema di questo workshop, pur appartenendo a questa categoria di edifici, se ne differenzia poiché, in quanto spazio privato, introduce problematicamente la tematica dell’”attraversare” all’interno dello spazio domestico. La nozioni di “congiungere”, “scavalcare”, “attraversare,” quando riportate nel “domestico” e nel “piccolo” della casa unifamiliare, assumono inusitate e stimolanti diversificazioni.
Il workshop sonderà queste variazioni: si progetteranno, pertanto, delle case-ponte con attenzione alle variazioni tipologiche e distributive, indotte nello spazio e nella composizione della casa da questa specificità.
Nel far ciò è necessario richiamare che la casa-ponte è, quasi sempre, una casa binucleare. È, cioè, secondo il termine coniato da Marcel Breuer (binuclear house), una casa che separa in due nuclei distinti le sue funzioni, per poi riconnetterle con un passaggio orizzontale. È ciò che avviene non solo nelle case binucleari di Breuer ma anche in quelle di Kahn o di Murcutt. Le case-ponte svolgono esattamente questo tema, operando però la ricongiunzione dei due nuclei attraverso il ponte. Nei progetti che si svilupperanno nel workshop sarà importante tenere in considerazione questo presupposto tematico.
Verranno proposte alcune archetipiche situazioni naturali, rurali ed urbane, dove l’idea del “connettere due punti” e dello “scavalcare un ostacolo” costituiscano fondamento per la localizzazione di case-ponte. Il tema, però, verrà dilatato facendo dell’”ostacolo” una risorsa. Nei casi urbani in particolare, ma in tutti i progetti sviluppati, si considererà l’intreccio e la ricchezza tra spazi pubblici, semipubblici e privati, che l’adozione della tipologia del ponte comporterà. Si presterà attenzione, sin dall’inizio dei progetti, al “modo tecnologico” di sviluppo della casa-ponte: (trave reticolare, arco, solaio, trave-parete, mensola, solaio appeso, etc.), con l’obiettivo di articolarne i risvolti architettonici.
1 – D. Matteoni, V. Gregotti, Introduzione, in «Rassegna» n.48, Ponti abitati.

Bibliografia
Georg Simmel, Brücke und Tür, in «Der Tag. Moderne illustrierte Zeitung» n. 683, Settembre 1909, (ed. it. Ponte e porta, in M. Cacciari, a cura di, Saggi estetici, Padova 1972).
Carlos Martí, La casa binuclear segùn Marcel Breuer. El patio recobrado, in «Patio y Casa», DPA 13, Barcelona 2001, pp. 46-51; (ed. it. in La centina e l’arco, Milano 2007, pp. 109-118).
«Rassegna» n. 48, Ponti abitati, Dicembre 1991.
Enzo Siviero, Dobričić Saša, a cura di, De Pontibus, Milano 2008.
Giovanni Damiani, Ponti che rompono le righe, in Siviero, Dobričić, op. cit., pp. 113-124.

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Una Risposta to “SIVIERO / SBACCHI”

  1. michele sbacchi alè! enzo siviero dov’è???

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