BENITEZ

Solano Benitez
Nato ad Asunción, Paraguay nel 1963 si laurea presso la FAUNA (Facultad de Arquitectura de la Universidad Nacional de Asunción) nel 1986; riceve il premio nazionale di architettura 1989-1999 del Colegio de Arquitectos del Paraguay; è finalista del premio latinoamericano Mies van der Rohe; vince la prima edizione del Swiss Architectural Award (2008); rappresenta il Paraguay alla Biennale di Venezia, di San Paolo e di Lisbona, capitale della cultura iberoamericana.
È visiting professor in Argentina presso la Universidad Nacional de Rosario, e presso la Universidad de Palermo de Buenos Aires. In Brasile insegna a Sao Paulo presso la Universidad Mackenzie, la Escola da Cidade, la Universidad Estadual de Sao Carlos, presso la Umuarama e a Belo Horizonte. È stato docente anche: in Cile, in Ecuador, a Panama, in Perù, in Spagna (Madrid), e negli Sati Uniti (Arizona State University, Berkeley University of California, San Francisco University e Harvard University).
Nel 1995 fonda il Gabinete de Arquitectura, studio associato con Alberto Marinoni, Gloria Cabra e Andrea Zeladal, impegnato sia nella professione dell’architettura, sia nella ricerca, sia nella rappresentazione, sia nella costruzione.
Tra gli ultimi progetti “che hanno offerto un contributo rilevante alla cultura architettonica contemporanea, dimostrando una particolare sensibilità al contesto paesaggistico e ambientale” si ricordano:

  • Una tomba a Priribebuy (2000-2001),
  • La sede della Unilever a Villa Elisa (2000-2001),
  • La casa Esmeraldina ad Asuncion (2002),
  • Il centro educativo Yatayty del nod in Canada (2003),
  • La casa Abu&Font ad Asuncion (2005-2006),
  • La casa Fanego ad Asuncion (2003),
  • La casa Las anitas a San Pedro (2006),
  • L’edificio Alambra a San Lorenzo (2007),
  • La Fondazione Teletón a Lambare (2009).

I suoi progetti sono stati pubblicati nelle maggiori riviste internazionali, tra le quali ricordiamo il Catalogo de la Fondazione Mies Van der Rohe, «Casabella»n. 668 , «ARQ» n. 51, «JA» n. 223, «Summa+» n. 79 e 80, in Modernidad sensible de un rebelde guaraní in «Suplemento de Arquitectura, diario Clarín» (Argentina), nell’ «Atlante dell’architettura del XXI secolo» Phaidon ed, in «Obradoiro» n. 33.
Ha partecipato a Biennali e mostre collettive nazionali e internazionali.

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UN ALTRO ALEPH
Solano Benitez
Tutor: Umberto Bonomo, Andrea Castellani, Giacomo Favilli

Jorge Luis Borges, all’interno del suo famoso racconto, fa una geniale dissezione: interviene con decisione in un torace di un bipede implume, e dal palpitante petto, senza procedimenti chirurgici, estirpa tutte le funzioni che non corrispondono agli attributi motori del muscolo cardiaco.
Il di più, quello che è stato sottratto, lo deposita in una precisa e luccicante sfera, che lievita sotto la scala d’accesso ad una cantina, in una casa destinata ad essere demolita, nella via Garay a Buenos Aires, dove da sempre risiede L’Aleph.

L’essenzialità dell’Aleph lo rende innominabile.

Borges inizia una spiegazione coinvolgentemente ellittica, immagina simultaneamente un “tuttiitempietuttiiluoghi” uniti, ora già ubiqui ed in esilio dal suo naturale cuore.

Il racconto precisa, in successivi post scriptum, l’esistenza di un altro (inscrutabile per noi ai quali fu negato il suo incontro e la presenza delle sue forme).
Nella sua ricerca sembra che l’aria coincida con il luogo nel quale i piccioni camminano e i leoni volano, nel quale oriente e occidente si celebrano coincidendo, nel quale il presente del passato sommerso, spinge con forza ascendente uguale al peso del volume del futuro desiderato.

All’interno dell’acqua, tra San Marco e la Giudecca, tra il Bacino e la sublagunare. Proponiamo di dargli luogo.

E dall’infrastruttura che lo sostiene, re-iniziare il cammino retrocedendo il futuro.

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